Neve, cane, piede

di CLAUDIO MORANDINI

Bompiani, 2021
Collana Le Finestre
brossura, 160 pagine
ISBN: 978-88-301-0669-7

Diritti venduti in: Regno Unito (Peirene Press), Francia (Anacharsis), Paesi Bassi (Koppernik), Turchia (Timaş), Cile e Argentina (Edicola), Egitto (Al Arabi), Russia (Polyandria).

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Descrizione

Montanaro smemorato e scorbutico, Adelmo Farandola si è isolato nella sua baita minacciata dalle valanghe nel mezzo di un valloncello abbandonato. Lì si aggira tra sogno e veglia, con accanto un cane senza nome che gli diventa compagno e amico e gli fa riscoprire il conforto di una residua umanità. Gli inverni sono lunghi lassù e passano tra fame, freddo e spaesamento, rumori spaventosi della montagna e flussi di pensieri senza capo né coda. Quando arriva il disgelo, i due si imbattono in un piede che, spuntando dal fronte di una valanga, si torce come un grande punto interrogativo. Attorno a tutto ciò freme, con una veemenza da protagonista, la natura alpina, impervia, enigmatica, tutt’altro che arcadica e compiacente, quale raramente si può trovare in letteratura. Questo piccolo romanzo “svizzero”, immaginato in bianco e nero, tripartito come il succedersi di autunno, inverno e primavera, o come i tempi di una sonatina, è composto da pochi ingredienti e pochi personaggi, ma vi sentiamo risuonare il dramma, la commedia, l’attesa, il dubbio, lo spavento, l’assurdo e la risata. In esso la montagna è raccontata come un mondo primordiale e minaccioso, fatto di ombre e pietre, di schianti e gemiti, con cui non si può che lottare e in cui si sprofonda credendo di salire. Torna, arricchito di nuovi capitoli, il romanzo di Claudio Morandini che ha vinto nel 2016 il premio Procida – Isola di Arturo – Elsa Morante ed è diventato un sorprendente e indimenticabile caso letterario.

«Dialoghi plausibilissimi tra bestie (tra uomo e bestia) violano il silenzio delle pietraie, scompigliando i contorni tra sogno e realtà in una zona franca appena sfiorata dai borborigmi del ghiaccio. Finché il rito del disgelo tinge la fiaba prima del bianco – una slavina arriva ad annunciare l’ubriacatura del rinnovamento – e poi del nero, e una misteriosa sagoma pian piano prende forma là dove sembrava esserci soltanto neve.»
(Michele Lauro in “I 15 romanzi italiani più belli del secolo“, su Panorama)

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